IL FANTASMA DEI BOSCHI

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fantasma

Fotografia: exuvia di Cicadidae (Westwood, 1840) Famiglia di insetti dell’ordine dei Rhynchota, sottordine Homoptera Auchenorrhyncha, Infraordine Cicadomorpha.

Probabilmente tutti noi conosciamo la cicala soprattutto per il suo particolarmente forte e, per alcuni, fastidioso ronzio udibile nelle calde giornate (e notti) estive. Sono i maschi a “frinire”, ovvero ad emettere, anzi a produrre questo caratteristico suono attraverso membrane vibranti (timballi) situate nell’addome. I suoni variano notevolmente e alcune specie sono più musicali di altre. Questi insetti usano richiami diversi, anche se non per l’orecchio umano, a seconda che debbano lanciare un allarme o attrarre i potenziali partner.  

Le cicale sono anche famose per la tendenza a scomparire completamente per molti anni e poi ricomparire in gran numero a intervalli regolari. Tra le oltre 3.000 specie di cicala conosciute solo alcune però manifestano appieno tale reputazione: la cicala dei 17 anni (Magicicada septendecim, Linnaeus 1758) ne è un esempio. Quest’ultime vivono come ninfa sotto il terreno per 17 anni e poi, in estate, escono tutte assieme come ad un segnale convenuto. Altre sono dette annuali perché sebbene gli individui abbiano cicli vitali pluriennali, una parte della popolazione adulta fa la sua comparsa ogni anno.

Le femmine depongono le uova sui ramoscelli e subito dopo la schiusa le giovani ninfe (larve) di cicala penetrano nel terreno dove si nutrono dei liquidi succhiati dalle radici delle piante. Trascorsi i primi stadi vitali, che possono durare anche anni, in queste tane sotterranee, emergono in superficie da giovani individui molto simili agli adulti ma ancora privi delle ali, si arrampicano sugli alberi e concludono il loro ciclo vitale effettuando la muta: abbandonano l’involucro ninfale e, dopo qualche ora, sono pronte per il primo volo.

Quello che noi troviamo sui tronchi degli alberi a pochi decimetri da terra è l’exuvia [termine usato in biologia per descrivere i resti di un’esoscheletro dopo la muta di un artropode (insetto, crostaceo o aracnide)] che, amichevolmente, chiamo il fantasma del bosco.

 

 

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