NON CHIAMATELI DINOSAURI

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 dinosauri


Gli pterosauri ed i dinosauri appartengono al gruppo degli Ornithodira, ma sono classificati sotto due superordini differenti gli Pterosauromorpha ed i Dinosauromorpha. La distanza genetica che li separa è quindi la stessa che intercorre tra un orso ed un lemure volante. Definire gli pterosauri “Dinosauri volanti” è quindi scorretto.

Il termine pterosauro significa “rettile alato” e vissero contemporaneamente ai dinosauri (dal Triassico superiore al Cretacico). I primi pterosauri conosciuti possiedono già tutti i caratteri peculiari dell’ordine: corpo corto, ossa del bacino ridotte e fuse tra loro, 5 dita nei piedi, collo lungo, testa grande con mascelle appuntite e l’arto anteriore modificato per il volo. La coda è irrigidita da tendini ossificati che avrebbe potuto servire da timone.

Gran parte delle differenze tra le diverse specie di pterosauri sono riscontrabili nei loro crani. I cambiamenti evolutivi nelle ossa cefaliche suggeriscono una notevole varietà nei modi di nutrirsi. I denti lunghi e distanziati tra loro del Rhamphorhynchus o dello Pterodactylus servivano probabilmente per pescare e trattenere i pesci, mentre i denti più corti di Dimorphodon potrebbero essere serviti per nutrirsi di insetti. I denti flessibili di Pterodaustro (circa 500 sulla mandibola) avrebbero agito come una rete a maglie sottili che filtrando l’acqua intrappolava il plancton microscopico.

Pteranodon è uno degli pterosauri più grandi e conosciuti, aveva un’apertura alare di 5-8 m ed il cranio è più lungo del tronco, lunghezza raddoppiata dalla cresta occipitale appuntita. La cresta avrebbe potuto servire come timone per mantenere la testa rivolta in avanti durante il volo, tuttavia presenta dimorfismo sessuale mettendo così in secondo piano la funzione aerodinamica.

Pteranodon non fu lo pterosauro più grande, tale onore spetta al Quetzalcoatlus del Cretacico Superiore, che si stima avesse un’apertura alare di 11-12 m.

L’Eudimorphodon ranzii è il più antico pterosauro trovato al mondo. Fu scoperto nel 1973 a Cene, vicino a Bergamo, in una lastra di ardesia, da due ricercatori del museo civico di scienze naturali della città. Nello stesso museo si può osservare una ricostruzione artistica del fossile. Il becco è stato raffigurato con i colori giallo e rosso in onore dei colori dello stemma della città di Bergamo. Un altro pterosauro giovanile di questa specie è stato ritrovato, in Valle Imagna, e donato al museo di scienze naturali di Bergamo. Questo esemplare conserva la più antica testimonianza fossile al mondo delle membrane alari.

Gli pterosauri vengono talvolta ricostruiti come animali incapaci di un volo efficiente; studi più recenti hanno respinto tali opinioni. La prima prova è fornita dai diversi tipi di adattamento aerodinamico (ossa cave, testa allungata); in secondo luogo gli pterosauri erano probabilmente endotermici, in quanto sembra fossero ricoperti di peli e fibre elastiche: tale isolamento esterno fornì agli pterosauri l’elevato tasso metabolico necessario per il volo.

Gli pterosauri volavano piuttosto lentamente a causa dell’ampiezza delle ali, ma in modo efficiente, ed erano bravi nelle manovre. Il profilo delle loro ali è paragonabile a quello degli attuali veleggiatori marini, quali le fregate e gli albatros.

Durante la locomozione a terra, gli pterosauri utilizzavano gli arti delle zampe anteriori con una lenta locomozione quadrupede con le punte delle ali rivolte verso l’alto ai lati della testa. Questa postura è stata confermata da molti esempi di tracce.

 

 

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