GLI UNGULATI

Capriolo (Capreolus capreolus capreolus, Linnaeus, 1758)

Ungulati

Distribuzione. Grazie alla sua capacità d’adattamento è tra le specie di Cervidi più diffuse e comuni in Europa. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (Pedrotti et al., 2001), la consistenza attuale è stimata a circa 400.000 capi, equamente distribuiti sull’arco alpino e sull’Appennino centro-settentrionale, mentre sull’Appennino centro-meridionale la consistenza è stimata a circa 800 capi.

Morfologia. Di modeste dimensioni, il maschio pesa 20-28 kg ed è alto (al garrese) 70-77 cm; la femmina pesa 18-25 kg ed è alta 60-70 cm. Il capriolo ha due mute annuali del mantello, una in primavera e una in autunno che adeguano il colore e il grado d’isolamento alle diverse condizioni climatiche ambientali. La muta primaverile consiste in un mantello uniformemente bruno-rossiccio con la zona della fronte più scura e l’area perianale e la parte inferiore del corpo più chiare. La muta autunnale avviene in modo graduale e i nuovi peli sono più lunghi e spessi e donano al capriolo una colorazione scura grigio-bruna. La macchia perianale si rende molto evidente e prende ora il nome di specchio anale che tipicamente prende la forma di cuore rovesciato nelle femmine e di rene nel maschio. Inoltre si rende ben evidente il lungo ciuffo di peli chiari che contorna gli organi genitali, nel maschio si parla del pennello mentre per la femmina della falsa coda. Nel maschio si evidenziano anche due, o più spesso una, macchie sottogolari bianche. Il piccolo presenta un mantello rosso-bruno con piccole e tondeggianti macchie biancastre sul dorso e lungo i fianchi, colorazione molto utile per renderlo mimetico nel gioco di luci e ombre del sottobosco. La picchiettatura scompare già verso il terzo mese di vita e rimane un mantello simile a quello della muta primaverile degli adulti. I palchi dei caprioli sono costituiti da due stanghe simmetriche, ogni stanga è normalmente ramificata a tre punte che prendono i nomi di oculare, vertice e stocco partendo da quella anteriore a quella posteriore. La lunghezza della stanga è circa 20-25 cm e il peso si aggira tra i 190-290 grammi la coppia. Alla base della stanga c’è un ingrossamento chiamato rosa e lungo la stanga sono presenti dei solchi. Sia la rosa che il contorno dei solchi presentano delle escrescenze chiamate perle. La ramificazione a tre punte per stanga è tipica degli animali con due o più anni d’età ma può occasionalmente essere raggiunta anche durante il primo anno di vita. I palchi cadono ad ottobre-novembre e i primi individui a perderli sono i più anziani; la ricrescita inizia poco dopo e verso marzo-aprile si ha la pulitura (caduta del velluto) che segna la ricomparsa completa del palco. Il capriolo è legato ad ambienti caratterizzati da una notevole variabilità vegetazionale con abbondante sottobosco e presenza di spazi aperti, vive normalmente a bassa quota (sotto i 1.200 metri). Il capriolo maschio da febbraio a maggio mostra una fase gerarchica, verso giugno mostra una fase territoriale, a luglio c’è la fase degli amori, da settembre inizia la fase indifferente che li porta a riunirsi in piccoli gruppi, fase dei raggruppamenti, per tutto l’inverno.

Per il capriolo è possibile individuare le seguenti classi d’età:

Maschi:

  • caprioletti, meno di un anno di età;
  • giovani, di un anno compiuto;
  • adulti, età compresa tra i 2 e i 7-8 anni;
  • vecchi, età superiore ai 7-8 anni.

 Femmine:

  • capriolette, meno di un anno di età;
  • sottili, di un anno compiuto (non hanno ancora partorito);
  • adulte, età compresa tra i 2 e i 7-8 anni;
  • vecchie, età superiore ai 7-8 anni.

La valutazione a distanza della classe d’età si basa sia su caratteristiche morfologiche sia comportamentali. I piccoli sono di dimensioni modeste, il mantello nei primi tre mesi di vita è macchiettato, il profilo del corpo è iscrivibile in un quadrato; il comportamento è ancora fortemente immaturo, con atteggiamenti di curiosità e voglia di giocare. I giovani maschi generalmente hanno palchi con una o due punte (le tre punte compaiono al secondo anno), il collo e il torace appaiono meno forti e muscolosi rispetto a quelli degli adulti. I maschi adulti hanno palchi a tre punte, muscolatura, collo e torace possenti e la testa è portata eretta. La figura complessiva del corpo è iscrivibile in un rettangolo. I vecchi maschi e le vecchie femmine mostrano un crescente dimagrimento e una muscolatura più contenuta, il collo si abbassa e la testa viene tenuta quasi parallela al terreno, i palchi dei maschi a volte regrediscono. Le sottili, giovani femmine, hanno un corpo esile, il collo è lungo e sottile con un muso leggermente più corto delle adulte. Le femmine adulte hanno la linea del ventre piatta e non più convessa come nelle sottili, il collo è più grosso e la testa più lunga.

L’età del capriolo è valutabile anche attraverso l’analisi dell’arcata dentale. La dentatura definitiva è costituita da 32 denti (6 incisivi, 2 canini, 12 premolari e 12 molari) e viene raggiunta al 12°-14° mese di vita. Fino a questo momento si può valutare l’età semplicemente osservando il grado di sostituzione dei denti da latte. Ricordiamo che alla nascita il capriolo non presenta i molari e il terzo premolare è tipicamente tricuspidato. A 4 mesi circa è presente il primo molare (M1), a 6 mesi compare il secondo molare (M2) e viene sostituito il primo incisivo (I1), a 8 mesi viene sostituito il secondo incisivo (I2), a 10 mesi viene sostituito il terzo incisivo (I3), a 10 mesi viene sostituito il canino (C) e a 12 mesi compare il terzo molare (M3). Sempre ad un anno di vita viene sostituito il terzo premolare (P3) che, nella dentatura definitiva è bicuspidato. Da questo momento in poi, l’età del capriolo è valutabile in base al grado d’usura dei denti premolari e molari della mandibola. Per far questo bisogna tener presente che più un dente è consumato e più le strisce di dentina si allargano, più la fessura (infundibulo) si restringe e più il dente si appiattisce e diventa liscio. Inoltre, la dentina più scura è più dura e si usura di meno, quindi bisognerà tenerne conto nella valutazione. Ci si può aiutare anche col tatto, più i denti invecchiano e meno sono taglienti e appuntiti. L’usura, normalmente, è maggiore e precoce nel terzo premolare e nel terzo molare che, anche se sono gli ultimi a nascere, sono i più sollecitati dagli sforzi della masticazione. A 18-20 mesi compaiono i segni d’usura evidenti su P2, P3 e M3. A 2 anni P2, P3 e M3 aumentano l’ampiezza delle linee di dentina e si vedono segni d’usura su gli altri denti. A 3 anni incomincia a vedersi una striscia di dentina su P1 e M1; in P3 e M3 la striscia di dentina si è allargata ulteriormente e assume una forma romboidale. A 4 anni le linee di dentina sono ben evidenti su tutti i denti e assumono una forma ovale. A 5 anni la dentina assume una forma a piana larga. Da questo momento in poi bisogna valutare la struttura degli infundibuli. Si parte dal M1 e si contano gli infundibuli completamente consumati. Per ogni infundibulo mancante si aggiunge un anno d’età all’animale. Quindi a 6 anni mancherà solo un infundibulo sul M1, a 7 anni mancheranno 2 infundibuli sul M1, a 8 anni mancherà anche il primo infundibulo sul M2 e così via.

Pagina 2/6

I commenti sono chiusi.